"Il Quotidiano della Calabria" venerdì 14 dicembre 2007

Intervista a Günter Ludwig – artista tedesco legato ai miti della Calabria

La Calabria e la Germania, due realtà fortemente diverse ma strettamente collegate tra di loro. La strage di Duisburg, ha creato una frattura tra le due popolazioni, soprattutto quella tedesca, che vede con occhio più critico la nostra terra di Calabria. Un artista però ci riporta, con il suo amore verso la vita, alle tradizioni che sono anche le nostre: Günter Ludwig si ispira ai sentimenti, quelli che fanno parte dell'essere umano, la rabbia, la nostalgia, l'erotismo, l'essenza stessa della vita. Egli, che all'età di 57 anni cerca ancora di stupirsi e di conoscere scoprendo nuove forme di arte e nuovi sentimenti da raffigurare, si è ispirato anche al mito greco di Persephone e di sua madre Demetra, dee legate all'agricoltura e celebrate nella nostra terra calabra, nella città di Bova creando con essa l'anello di congiunzione riprendendo, attraverso i fiori di campo, i suoi papaveri rossi di vita su uno sfondo morbido contenenti segni, tracce, frasi non dette, il significato della creazione e dell'istinto materno da proteggere.
Maestro, il mito di Demetra e Persephone la lega alla Calabria, come Duisburg ha legato questa regione al destino della sua terra, è vero che ha un desiderio per riavvicinare i cuori di queste due popolazioni? «Si, attraverso un'esposizione dei miei quadri in Calabria e magari a Cosenza a cui mi lega la figura di Alarico, vorrei contribuire a collegare i cuori di due popoli e di riavvicinarli; potrebbe essere una strada per realizzare e documentare un proposito rigoglioso, sulla quale avviare incontri reali ed approfondire le conoscenze e le diversità».
Günter Ludwig, è un uomo essenziale, ed in questa sintesi riesce a racchiudere i sentimenti e trasmettere emozioni. E non solo fiori, ma parti del corpo ed elementi della natura che lasciano spazio alla riflessione. La sua arte va oltre la visione reale delle cose e spesso anche oltre quella virtuale, ma senza estraniarsi dalla realtà, bensì rimanendo fedele ad essa e facendo riaffiorare quanto nel reale è nascosto. Il nero, il rosso, i graffi, i segni, le gocce, rappresentano frammenti di pensieri, che Ludwig riesce a rendere eterni. Lo scrittore Roland Schreyer ha detto di lui che "lo sguardo spietato del disegnatore può spaventare" e ciò descrive il rapporto che esiste tra l'artista e ciò che accade nella vita.
Maestro, quanto hanno inciso le vicende della Germania nel vissuto delle sue opere? «Porto le vicende non immediatamente e illustrativamente sulla carta, ma raccogliendole e classificandole. Questo processo interno dura un periodo variabile che termina quando, nel momento giusto, do forma alla suggestione fuori da me stesso attraverso il carbone, il gesso ed i colori. Non lavoro storicamente, l'arte per me è la possibilità con quale mi presento esprimendo il mio pensiero agli avvenimenti del momento e del periodo, siano essi pubblici, politici ma anche privati, pur rimanendo un osservatore dei flagelli dell'umanità, le uccisioni, le violenze, i rapimenti ed altri, che sono di carattere politico e religioso, volgendo massima attenzione all'essere umano che è capace di commettere atti criminosi». È stato definito "un artista spietato" e le sue opere invitano alla riflessione perchè in modo realistico e crudo illustrano la realtà anche se i tratti non sempre sono definiti.
Maestro, per lei, la vera realtà è nelle immagini o nell'immaginazione? «C'è l'uomo e l'artista Günter Ludwig. L'artista vede le tracce storiche e le tracce della terra, quasi invisibili alla maggior parte degli uomini, e le riporta su un paio di metri quadri di tela o di carta. Tracce dell'industria mineraria che diventa colore ocra all'interno della terra in Germania, ed all'esterno in Italia dalla terra senese a quella umbra per arrivare al colore rosso della terra calabrese. Sono costellazioni di colori che la natura ha creato e che io come artista interpreto per una percezione su uno "spazio piccolo" per via di colori terrestri pesanti, arcaici e di forma ardente. La mia intenzione è di comprendere e mantenere il paesaggio come spazio vitale nei miei quadri».
E similmente alle tracce dei paesaggi vediamo nelle rappresentazioni erotiche le tracce di Venus, Aphrodite, Persephone, Demetra ed Eva, dee della fertilità, della vita, della morte, della creazione, della distruzione e del passare. Il disegnatore vede e scaccia il momento, lui fissa l'accaduto prodigato sulla carta per fermare il prodigo del desiderio, congelandolo. È un tentativo per afferrare la vera realtà, affermando, al tempo stesso che «essa, la vera realtà è impossibile afferrarla, per noi uomini, né nell'immaginazione né nell'imago».
Giulia Fresca
 
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